Che Ritiro!

Scritto da Gruppo Giovani. Pubblicato in Comunità


Domenica, 01 dicembre 2013  - Insieme ai bambini del catechismo e ai genitori ci siamo riuniti tutti in un’altra parrocchia, dalle suore del Sacro Cuore. Entrando nelle nostre aule, le catechiste ci hanno fatto trovare le luci spente, la bibbia su della paglia e tutte attorno delle candeline accese che donavano un’atmosfera di pace. Abbiamo parlato della differenza tra ascoltare e sentire, del prologo del vangelo di Giovanni (1,1-12.14.18), ricercando quelle che sono le parole più ripetute ovvero Verbo e Dio, e, soprattutto, di una storia molto graziosa scritta da H. G. Wells, “Il paese dei ciechi”: Nuñez, il protagonista, arriva nella valle dopo un lunga caduta avvenuta durante un’arrampicata. Qui conoscerà tre ciechi che lo porteranno al loro paese dove il nostro personaggio si innamorerà perdutamente Medina-Saroté, la figlia del suo capo. La ragazza ricambiava i sentimenti di Nuñez ed era affascinata dai suoi racconti su quello che vedeva, anche se li considerava solo fantasie. Un giorno Nuñez chiese in sposa Medina-Saroté, ma gli anziani non acconsentirono, perché lo giudicavano un incapace. Un giorno, durante una riunione degli anziani, il vecchio dottore disse che forse aveva capito cosa rendeva diverso Nuñez da loro; spiegò che erano i bulbi oculari che danneggiavano il cervello, e così venne presa la decisione di toglierglieli. Quando gli venne comunicata questa decisione Nuñez andò da Medina-Saroté e lei cercò di convincerlo a farsi operare. Dopo una discussione lui uscì da casa di Medina e vagò per il villaggio per tutti i giorni prima dell’operazione. Il racconto si conclude con la decisione di scappare dal villaggio arrampicandosi sulle montagne il giorno dell’operazione. Dalla riflessione ne abbiamo tratto che Nuñez rappresenta la parte dell’umanità che crede e conosce la grandezza di Dio a differenza di quella parte che pur essendo “ciechi” dell’amore di Dio non esitano a trasformare gli altri ciechi e non ne sentono di conoscerLo. Verso mezzogiorno, abbiamo pranzato, cantato, ballato e poi alle tre c’è stata la messa durante la quale abbiamo cantato la nuova “Maranathà” che i bambini hanno imparato in un batter d’occhio!


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