Messaggio di padre Massimiliano per il giorno delle Ceneri

Cari fratelli, Dio solo sa come in questo momento vorrei trovarmi con voi e iniziare questo tempo quaresimale con il suggestivo rito delle Ceneri. Le mie condizioni di salute non mi permettono di fare ancora un’imprudenza. La febbre persiste e per curare questa influenza fastidiosa devo rimanere a casa, se no, non guarisco mai, e rischio di precludere ancora la mia presenza nei prossimi giorni nei quali siamo chiamati ad appuntamenti importanti: i due ritiri spirituali e i cenacoli.Oggi iniziate ugualmente questo itinerario di rinnovamento e di vita nuova con il diacono Mario che metterà sul vostro capo le Ceneri. Esse, nell’antichità, servivano a sbiancare la biancheria. Ricevete queste sacre Ceneri come segno di una penitenza che ci rinnoverà. Mi sono permesso di suggerirvela io la rinuncia e al contempo l’impegno che ci aiuterà a rinnovarci: la Parola di Dio che verremo ad ascoltare in parrocchia tutti i giovedì di Quaresima, rinunciando alla TV, al tepore di casa e alle pantofole. Non solo. Ma porteremo con noi anche i nostri amici che sono assetati anche loro di Dio senza saperlo! Del resto, oggi, ricevendo le ceneri, poggerete la vostra mano anche sul libro dei Vangeli a significare che sarà quello il primo pane che sazierà la nostra fame in questo tempo forte e di grazia. Infatti, “non di solo pane vive l’uomo, ma anche di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio”. E poi, bagnandoci gli occhi diremo interiormente: Signore, fa’ che io veda! La Quaresima, se vissuta bene, ci farà giungere alla luce del Risorto che fa’ nuove tutte le cose e illumina la nostra storia, liberandoci dalle tenebre del male e del peccato! Vivete con questa prospettiva tutta quanta la Quaresima: dalla cenere di questo primo mercoledì di Quaresima all’acqua della Veglia di Pasqua. Così dalla polvere del peccato passeremo alla gioia della risurrezione, come dice la Parola di Dio: “Il Signore solleva il misero dalla polvere e gli assegna un trono di gloria”! Anche il gesto del Papa di uscire di scena, mi sembra proprio quello di chi, come il chicco di grano, vuole essere sotterrato e scomparire per entrare nella vita nuova, per germogliare e produrre molto frutto. Preghiamo per Benedetto XVI, al quale dedico questa mia personale riflessione. Quando si dimette l'uomo di Chiesa e di Dio più preparato e più intelligente, vuol dire che si tratta di dimissioni intelligenti. Un atto umanissimo, e proprio per questo fedelissimo. Possiamo dire che nell'Anno della Fede il Papa ha compiuto un atto di fede. Sembrerebbe una contraddizione. Perché a una lettura istintiva e superficiale verrebbe da dire che il Papa non si è affidato a Dio ma alle proprie forze... compiendo, semmai, un gesto non esemplare e senza fede. Ma trattandosi di un grande teologo e un maestro, nonché un "umile servo della vigna del Signore", le sue dimissioni sono piuttosto un atto eroico, coraggioso, onesto, umile e soprattutto un atto di amore a Cristo e ai fratelli che, in questo caso, sono confermati ugualmente nella fede. Il papa non abiura, non si ritira per defezione o vigliaccheria! Avrebbe potuto farlo già anni fa' dopo tutto quello che è successo nella Chiesa! Invece, non lo ha fatto, soprattutto in quei momenti più difficili che come Pontefice ha dovuto affrontare, fedele e coerente a quanto egli stesso disse nella sua prima Omelia all’inizio del suo Pontificato, “Signore, non permettere che, per paura dei lupi, io possa abbandonare il gregge…”. Dunque, solamente per presa di coscienza della sua non sufficienza all'incarico che aveva accettato con umiltà e gioia, egli ha deciso di dimettersi. Benedetto XVI rimane un grande Papa. E con il passare degli anni avremo modo di ricrederci e ammirarlo. La sua è una santità diversa, quella della piccolezza evangelica. Anche perché del fatto che egli detiene un primato teologico e culturale che tutto il mondo gli riconosce per la sua preparazione e intelligenza non ne ha mai fatto motivo di vanto. Egli si ritira nel nascondimento perché vecchio e per fare largo ai giovani. Il Papa ha compiuto un gesto provocatorio, come i gesti inconsueti dei profeti dell’Antico Testamento. La Scrittura ce lo insegna. I profeti non erano mai compresi nel loro dire e nel loro fare e perciò biasimati e perseguitati, come anche Gesù Cristo! La Chiesa, però, con questo gesto deve farci i conti, specie quelle sfere ecclesiastiche accecate di potere e malate di carrierismo che hanno fatto cadere l'autorevolezza della Chiesa, la sua stima, la sua reputazione e la sua credibilità. Il problema della Chiesa oggi non è solo quello che chiama in causa i preti pedofili o le banche rotte ecclesiastiche! Ma quello che costituisce il cuore della fede: la carità di Cristo a servizio della promozione dell'uomo! Abbiamo assistito passivi, negli ultimi anni, alla "tratta" anche dei prelati oltre che dei preti. Abbiamo costatato l'accantonamento di porporati profetici e validi che hanno speso tutta la vita per il bene degli ultimi. Ma ultimamente più che mai, sembra che nella Chiesa vada avanti solo la logica della diplomazia, della carriera, del compromesso politico e del quieto vivere. E quando la Chiesa ha paura di non essere accettata, termina di essere la sposa che completa nel suo corpo quello che manca ai patimenti di Cristo, suo sposo. Benedetto XVI con un gesto profetico, senza precedenti e inaspettato, si dimette, indicando però implicitamente una nuova direzione alla Chiesa: quella della verità nella carità, quella della profezia e umiltà evangelica, quella della logica di un Dio che salva per mezzo della debolezza e non della forza, “per mezzo del Crocifisso e non dei crocifissori”. La Chiesa non può impostare più la sua vita sul potere gerarchico! La Gerarchia piramidale non fa più parte della sensibilità teologica di questo tempo. La Gerarchia deve agire e servire in una logica circolare di corresponsabilità e solidarietà. Il nuovo Papa dovrà operare questa svolta, circondandosi di collaboratori che non abbiano solletico di potere, né di fama, né di carriera. Al contrario, uomini di Dio adulti nella fede, che incarnino la logica evangelica del servizio, nella promozione dei Carismi, nel rispettoso discernimento dei Ministeri e delle capacità umane e spirituali dei soggetti ecclesiali, per costruire una Chiesa più unita, un vero mistero di Comunione come l'ha voluta ridipingere il Concilio Vat. II. Ma se non siamo docili allo Spirito Santo e disponibili ad andare dove Lui ci vuole, anche l'elezione di un nuovo Pontefice non cambierà nulla. Che il nuovo Papa sia un vero altoparlante dello Spirito Santo! Buona Quaresima a tutti voi fratelli.

don Massimiliano, vostro parroco
  • Visite: 2758

L'utilizzo dei cookie su questo sito serve a migliorare l'esperienza di navigazione. Leggi la policy su Cookies